​Roma – C’è un’altra Italia che cresce, si sposta e si trasforma lontano dalla penisola. Secondo i dati ufficiali dell’ISTAT e le analisi dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE), la popolazione italiana che vive stabilmente oltreconfine ha superato la soglia dei 6,6 milioni di persone. Quasi un cittadino su dieci (circa il 9,9%) possiede la residenza fuori dai confini nazionali, confermando l’espatrio non più come una fase transitoria, ma come una struttura permanente e dinamica della società contemporanea.

​Le cifre dell’espatrio: un arcipelago globale con radici in Europa

​Il fenomeno migratorio italiano non accenna a fermarsi, sebbene mostri dinamiche e ritmi differenti rispetto al passato.

​Non solo partenze: lo specchio delle regioni e le fragilità interne

​L’analisi territoriale svela un’Italia divisa a velocità differenti. Le regioni del Mezzogiorno – con in testa la Sicilia seguita da Lombardia e Veneto – continuano a registrare un esodo costante, alimentato anche dalle migrazioni interne che spingono ogni anno migliaia di giovani a lasciare il Sud per il Centro-Nord, spesso come prima tappa di un percorso diretto all’estero.

​Questo movimento continuo genera nei piccoli comuni e nelle aree interne una sorta di “erosione silenziosa”: la popolazione invecchia, i servizi essenziali chiudono e il territorio perde presidi fondamentali di socialità ed economia.

​Una risorsa sottovalutata

​Guardare ai dati dell’espatrio unicamente attraverso la lente della “fuga” rischia tuttavia di restituire un’immagine parziale. I milioni di italiani all’estero rappresentano un ponte strategico sul piano economico, culturale e diplomatico.

​La sfida, suggeriscono gli esperti di politiche sociali e flussi migratori, non è arginare la mobilità – ormai tratto costitutivo di un mondo globale – ma renderla bidirezionale. Creare le condizioni infrastrutturali, economiche e culturali affinché chi decide di partire possa trovare un Paese capace di attrarlo nuovamente, trasformando l’espatrio da dolorosa emorragia a preziosa circolazione di competenze

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